TPS

A grande e gentile, ma soprattutto spontanea richiesta, stasera tocca all’aneddoto sul Turin Poetry Slam (TPS), andato in scena domenica sera a Eatily.

La pizza era davvero buona, confesso di averla finita per gola e non per fame: dopodiché ho rotolato fra gli stand e le bancarelle di Eatily nel disperato tentativo di trovare il TPS (“disperato” perché in quelle condizioni fisiche disperavo di arrivarci). Ma è bastato seguire la massa per sbagliare strada. Ed è bastato seguire le indicazioni fornite alla massa sbagliata, perché, grazie all’azione della forza di gravità, quella stessa massa diventasse un peso sufficiente affinché noi si fosse spinti verso il TPS.

Lo slam è una lettura performativa delle poesie: i poeti declamano, nelle forme che ritengono più opportune (recitandole, con particolari intonazioni, leggendole o citandole a memoria), le proprie poesie in una specie di competizione poetica. Ogni poeta ha a disposizione da 3 a 5 minuti in genere. E’ un genere moderno che intende avvicinare i poeti al pubblico e rendere la poesia più viva - e più a contatto con la propria tradizione orale. La giuria è scelta tra il pubblico. Dal momento che conoscevo qualcuno tra gli organizzatori, sono stata casualmente nominata per essere giurata (naturalmente, per chi avesse dubbi, giurata significa nemica giurata di qualcuno e precisamente del primo classificato – “consolati gli ultimi se i primi saranno odiati”, come dice il detto, che essendo detto lo dice proprio). Il TPS, come chiaramente dice il nome, era uno slam organizzato a Turin di poetry.

In realtà domenica sera i pezzi letti non spiccavano per l’intensità del contenuto, l’emozione o la profondità; di solito si è trattato di stralci giocosi e divertenti. Veramente bravo Benjamin A.J. Delmas, il francese che scrive in inglese ma parla anche in italiano, nella cui molteplicità linguistica non posso che riconoscermi: un’italiana nata e cresciuta a Torino, di origine per metà siciliana (la quale origine si divide nei due tronconi arabo e normanno), per un ottavo polacco, per un ottavo toscana e per due ottavi, ovverosia un quarto, variamente riconosciuta in un generico italo-torinese, non parlo siciliano, piemontese, toscano o polacco (men che meno l’arabo o il normanno antico), scrivacchio in italiano ma capisco quando il mio gatto miagola. Ma di questi problemi origino-socio-cultural-linguistiche avevo già accennato nella mia presentazione.

Il risultato è stata una buona esperienza, per essere la mia prima volta ad assistere a uno slam (ma si sa che le prime volte, per quanto tanto declamate, spesso sono deludenti… forse un giorno ve ne parlerò… naturalmente se a qualcuno interessa… se, cioè, leggendo i commenti, capisco che la cosa possa interessare… … …), e la curiosità di poterne vedere altri, magari più intensi e partecipativi. L’altro risultato è lo scambio di libri: uno mio per la prima antologia europea di slam. Il baratto: la forma più elementare di economia. Infatti, è presente sin dalla prima elementare con il tradizionale scambio di figurine dei calciatori.

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