Il mio malumore in questo periodo è puntuale come il Natale, o come la Pasqua che quasi a farlo apposta cade sempre di domenica (e ci mette un po’ a rialzarsi). Credo che esista una correlazione solo ipotizzabile ma difficilmente verificabile tra l’entusiasmo generale e il mio umore: naturalmente, si tratta di una rapporto inversamente proporzionale.
Da quando sono finiti i bei (o ignavi) tempi in cui attendevo trepidante il Natale, sussurrando a mio fratello “non ci posso credere che sia già arrivato”, ogni anno è diventato la copia peggiore del precedente. Magari non è vero, forse quest’anno è stato meglio del passato, ma ormai ho una tradizione da rispettare e celebrare, perciò ogni mio Natale per me sarà sempre peggiore, con il malumore crescente a vista d’occhio di dinosauro. Il culmine (positivo) è raggiunto dallo scambio di doni, un piccolo infantile brivido che per un attimo mi fa pensare: ” per fortuna anche quest’anno ci sono arrivata”. Scartati i regali, che sono al solito libri e oggetti “utili” (va per la maggiore la biancheria intima, by mia madre), inizia la fase discendente, anzi, precipitante. Finisce che vado a letto odiando il mondo. La novità? è che lo odio più del solito…
Una volta ricevevo giochi in regalo, così il giorno dopo era una festa: andavo a letto non vedendo l’ora di svegliarmi l’indomani per giocare con mio fratello. E siccome non vedevo l’ora, all’alba ero già in piedi a rompere le scatole ai miei insieme al mio compare di sangue, che poi col tempo ho perso per strada (già, un’altra storia triste). Oggi, mi viene solo l’ansia al pensiero che vorrei leggere subito tutti i libri che ho, ma fisiologicamente non ce la faccio. Dunque inizio a star male al pensiero che dovrei o vorrei leggere di più e non riesco, alla mia ignoranza che, come già qualcuno notava, aumenta con la conoscenza; da cui seguono un sacco di paranoie che evito di elencare. Non perché sia Natale, semplicemente perché non mi va.
Al culmine di tutto, ci sono gli auguri. Non i semplici “buon Natale”, che ancora ancora si possono digerire (anche se difficilmente, dopo i pranzi e le cene di mio padre, ma di solito faccio attenzione a mantenere un posticino vuoto nello stomaco), ma quegli annunci spettacolari che augurano “tanta felicità” e “tante cose belle” e via di questo passo, come se un po’ di sana depressione non fosse altrettanto auspicabile, un po’ di malinconia e tristezza non rendesse più appetitosa la vita; come se dovesse essere sempre tutto rosa e fiori e dal passato non si sia mai imparato che son solo cavolate e cavolfiorate.
E ogni anno è così, solo peggio. Tutto ciò per equilibrare con un po’ di pessimismo e nerismo la tanta “gioia” del Natale sparata ai quattro venti dai quattro angoli della Terra. La quale, pensa un po’, è sferica.
Pubblicato da lavocedizofia
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