The day after

A volta il silenzio è d’obbligo, specie se si tratta di preparare il successo.

Ho scritto “successo”? Sì, proprio così, ho scritto “successo” e la mia intenzione era proprio questa, non è stato un errore di battitura (che so, un “sulcesso” venuto male). E’ stato proprio un successo, sottolineato dalla folla in delirio, visibilmente in delirio: venti-trenta minuti di applausi, svenimenti in sala, occhi lucidi e lacrimoni da esondare le pupille, abbracci di comprensione tra il pubblico, sguardi affermativi, silenzi vibranti, labbra tremanti. Ok, più o meno. Va bene, ammetto: non è svenuto nessuno. Ma mi è stato riferito dell’autentica commozione (forse celebrale?) di qualcuno presente in sala. Gli applausi, ok, non sono stati così lungamente sostenuti, ma solo perché si trattava di un pubblico torinese, per cui ogni dieci secondi vale un minuto di applausi…

Insomma, questa è stata la conclusione della presentazione del mio libro, delle mie poesie che lette così magistralmente dai miei due attori (scrivo “miei” perché ormai li sento davvero miei e perché sono malata di delirio di possessione) non sembrano nemmeno più mie: cioè, sembrano così belle che certamente non posso averle scritte io. Mi viene in mente Gassman che legge il menù. E le musiche in sottofondo a creare quell’atmosfera tesa e concentrata, musiche composte direttamente e appositamente dai miei musicisti.

A fine serata sento tutto mio. Mio il ragazzo (che è effettivamente mio), mie le poesie, miei gli attori, miei i musicisti, mio il palco (dove sono riuscita a salire senza inciampare nel gradino): TUTTO MIO!

Passato l’attimo di delirio di onnipotenza onnipossesione, ritorno in me. Mi accorgo che i muscoli facciali, non abbastanza allenati, a fine serata mi dolgono. Inizio a far la conta di tutti gli assenti ingiustificati. Inizio a pormi domande: sarà andata bene? cosa avranno pensato? Tizio che ha detto? e Caio? e Sempronio? ma si chiamerà davvero Sempronio? e non si chiamasse Sempronio? è vero che qualcuno mi ha chiamato Agata, ma in quel momento (inizio serata, pre-presentazione) io davvero non sapevo come mi chiamassi, quindi per un attimo ho avuto il dubbio di essere Agata, ma è stato un colpo terribile: “mio Dio!” ho pensato “abbiamo sbagliato a scrivere il mio nome sulla copertina del libro!” Ma dopo un attimo di smarrimento generale e personale, ritornata momentaneamente nelle mie facoltà mentali, ravveduta dell’errore (cioè, del vero errore), insomma, ricordatami il mio nome, ho ripreso la mia posizione: sorridi, firma libri e dediche (ora me la sto tirando: ovviamente non ne ho scritte così tante), ringrazia, saluta, mantieni la calma, mantieni la calma, mantieni la calma! Oh mio Dio, la mia calma! Non sono calma!

Scoperto questo, ho cercato di tranquillizzare il gruppo della presentazione (il mio ragazzo, i miei due attori, i miei tre musicisti) assicurandomi che fosse calmo affinché io potessi agitarmi. La mia attrice, di fronte alle mie ritrosie nel salire sul (mio) palco a fine performance, mi ha detto: “Smettila! io mi sto cagando sotto!”. Così mi ha convinta, siccome a età pensionata la mia attrice si stava cagando addosso per me, ho pensato che sarei potuta anche salire sul palco (mio, ovvio).

A parte tutte le idiozie e gli aneddoti che potrei continuare senza sosta a raccontare, resta quel che è stato, una serata, come si dice in questi casi, memorabile, che ancora il giorno dopo ricordo come fosse ieri! E con la soddisfazione che, forse forse, ci sarà anche domani… cioè in un futuro prossimo venturo più venturo che prossimo…

continua…

4 Risposte a “The day after”

  1. SAra Dice:

    qualcuno ha girato un video vero?!?!?!!?!?
    SAra, tristemente non presente :-(

  2. urlosottovoce Dice:

    :( anche io volevo esserci…

  3. Enea Dice:

    Gireremo la prossima data!

  4. Marcello Dice:

    …il 13 ovvimente…ma porta bene o porta male? e Perchè? e Dove? Ma soprattutto…ma chi?

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