La donna delle pulizie (nella casa di San Paolo (del Brasile)) è stata per molte settimane una figura misteriosa. Ho impiegato un mese per vederla e constatare la sua reale esistenza. Viene ogni mercoledì, verso le 7.30 del mattino, ed esce dall’appartamento a metà mattina, lasciando dietro di sè pulito e ordine. Chi ha potuto vederla prima di me, ha descritto un incontro spaesante, senza che io riuscissi a capirne il reale motivo.
Questa settimana ho avuto modo di risolvere il mistero. Ero sola in casa (casa che condivido con il mio ragazzo, un neozelandese che parla un dubbio inglese, una francese che parla anche italiano, una portoghese che non capisce molto bene il brasiliano). Quando sono entrata nel bagno, che si apre direttamente sulla nostra stanza, ho sentito dei rumori furtivi in camera. Ho sospettato la presenza della donna delle pulizie. Uscita dal bagno, l’ho trovata affacendata a lavare i vetri della finestra: una donna di colore, come sospettavo sin dall’inizio, ma molto più giovane di quanto avessi immaginato L’ho salutata senza ricevere risposta, solo uno sguardo indefinibile e imbarazzante, difficile da interpretare. Sono rientrata in bagno per vestirmi e, riemersa nuovamente nella camera, non ho trovato più nessuno. Il disagio si è impossessato di me.
Dalla camera mi sono spostata in cucina per fare colazione: lei era lì. In silenzio ho preso le mie cose, una tazza di latte che non ho osato scaldare e i cereali (con il tempo ho scoperto che questo genere di colazione è troppo leggera per il mio stomaco affamato). Sono tornata in camera per prendere il portatile da consultare durante la mia solitaria colazione: la donna delle pulizie era sparita anche dalla cucina. Ho trangugiato latte e cereali il più in fretta possibile, rendendo la mia colazione un pasto ancor più frugale, nell’imbarazzo di quella presenza invisibile e silenziosa.
Appena finito, sono tornata in camera, lavata, pulita, sistemata per l’uscita, ho infilato la porta il più in fretta possibile, senza nemmeno salutare la donna, che d’altra parte, accorgendosi della mia uscita con la coda dell’occhio, ha finto indifferenza per la mia partenza, evitando che i nostri sguardi si incrociassero ancora.
Per strada ho tirato un sospiro di sollievo. Forse da queste parti non si usa salutare le donne delle pulizie, che d’altra parte sono pagate talmente poco da essere più simili al concetto di “serva” che di “donna delle pulizie” come lo concepiamo noi. In questi dettagli si sente forte la demarcazione delle classi sociali vigenti in Brasile. D’altra parte, nella nostra casa c’è un piccolo stanzino (che contiene a malapena un letto e su cui si apre direttamente un minuscolo bagno) in cui una volta abitava la “serva” della casa. (Ora ci vive il neozelandese).
C’è sicuramente qualcosa che non va in questo sistema senza mezze misure. Vivere in un appartemnto con il guardiano 24 ore su 24, con la donna delle pulizie una volta a settimana inclusa nel contratto d’affitto, con la piscina e il campo da calcetto nel giardino, la sauna e la palestra al piano terra, non è un lusso che ci stiamo concedendo a San Paolo, ma la condizione minima per poter vivere bene: l’alternativa sono i quartieri malfamati dove rischi una pallottola in corpo. E’ una città (o uno stato?) senza mezze misure e con la tensione sociale alle stelle. Per questo motivo non puoi mai sentirti tranquillo per strada e l’aria è più pesante dello smog che l’avvelena.