La vita del pedone

Durante i primi giorni del mio soggiorno qui a San Paolo (del Brasile) avevo gia’ capito la maggior parte delle cose che avrei dovuto capire di questa citta’ e avevo gia’ raccolto la maggior parte delle impressioni che mi portero’ oltre i confini brasiliani. Sin dall’inizio avevo supposto che il maggior pericolo per la mia salute fisica non sarebbe derivato dalla criminalita’ di strada, ma dalla “criminalita’” sulle strade.

La vita del pedone a San Paolo non e’ facile. Oltre alla difficolta’ fisica di camminare per una citta’ estesa su colline, collinette, sali e scendi, e’ costante il pericolo di essere investiti appena si prova ad attraversare la strada. Le strisce pedonali latitano, ma, in ogni caso, non sono prese in considerazione dagli automobilisti. Come in Italia? no, peggio. Il pedone non ha nemmeno diritto di precedenza quando ha dalla sua il verde del semaforo: e’ sempre meglio lasciar passare le auto che svoltano, perche’ in ogni caso non si fermeranno di fronte a una vita umana di passaggio (”di passaggio” tanto sulla strada quanto nella vita che rischiano di abbandonare proprio in quel momento). Ho perso sin da subito la speranza che qualche automobilista possa fermarsi per compiere una cortesia (dovuta) verso il pedone: anzi, ho imparato a non sostare nemmeno sul margine del marciapiede, evitando cosi’ di vedere i rimorchi dei cammion o i lati del pullman a due centimetri dal mio povero naso otturato dallo smog.

Dalla finestra aperta (che in ogni caso non si puo’ chiudere), ho spesso sentito ripetute e insistite sgommate di auto levarsi nel silenzio della notte. Il giorno in cui sono stata piu’ prossima (suppongo) a lasciare la mia buona salute spiattellata sull’asfalto di San Paolo ho compreso l’origine di quei rumori: gare fra auto nel bel mezzo della citta’. Quella sera mi sono ritrovata ad annullare le mie funzioni vitali prima che queste fossero effettivamente annullate dalla natura: in mezzo alla strada ho visto due auto venirmi in contro a gran velocita’ occupando tutte le carreggiate disponibili nell’intento di superare una terza macchina. Niente panico ne’ batticuore: il cuore ha smesso di battere, i polmoni di respirare. Le sole facolta’ rimaste intatte erano la vista e l’udito, per poter percepire di che morte morire, benche’ il cervello (anch’esso in stand by) non potesse comprendere e raziocinare. Sono rimasta immobile al mio posto, salvandomi grazie a questa accortezza del corpo che ha annullato ogni mia capacita’ di discernere e muovermi. Le auto in sorpasso all’ultimo sono rientrate nella loro corsia, lasciandosi dietro il rumore delle loro sgommate e il mio corpo integro.

Cosi’ e’ che posso raccontarlo - e ripensarlo ogni volta che nella notte sento il silenzio spezzato da qualche pazzo. Mi posso consolare solo con una bottiglia di cocacola da 3 litri, pensnado a quante potro’ trovarne sugli scaffali statunitensi.

3 Risposte a “La vita del pedone”

  1. urlosottovoce Dice:

    Uh, ma che vita d’inferno… :)

  2. bastachefatica Dice:

    prova a girare armata fino ai denti, o si fermano o li fermi

  3. lapitta Dice:

    io ti invidio, perché il brasile è il mio sogno, ma non avrò mai i il coraggio di andarci…:-)

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