Incontri stranianti

Maggio 31, 2008

E’ effettivamente strano che io lo scriva ora che sono tornata nella patria natia, ma mi giustifico col fatto che la mia mente non è ancora del tutto sbarcata in Italia: i miei pensieri vagano, vagano ancora come se avessi la testa non tra le nuvole, bensì sopra, in quel cielo che è il non-luogo solcato dall’aereo, dove si ha l’impressione di non essere da nessuna parte e il limbo può essere solo una metafora approssimativa per descriverlo.

Quella che avrei intenzione di descrivere (sempre che i miei preamboli me lo consentano) è la strana sensazione di scorgere, lontano dai propri luoghi familiari, volti familiari e sorprendersi, un attimo dopo, nel riconoscere degli estranei in quegli stessi volti creduti noti. Credo sia un’esperienza occorsa ai più, se non a tutti, con un effetto indubbiamente straniante sulla propria persona. Anzi, doppiamente straniante. Doppia sorpresa: la prima è incontrare una persona conosciuta (e non è detto che sia particolarmente vicina, amata o frequentata: è una qualunque possibilità fra le nostre conoscenze) in un luogo dove quella persona non dovrebbe assolutamente esserci, anzi, di certo non c’è. La seconda sorpresa è accorgersi che quella persona che si crede conosciuta non lo è affatto: si tratta di un perfetto estraneo che il più delle volte non ha nemmeno una vaga somiglianza con chi si credeva.

Tale fenomeno credo sia occorso spesse volte nella mia esperienza trimestrale in Brasile. Ne scrivo ora che sono tornata domandandomi: capiterà anche qui di incontrare persone che qui non possono essere? persone incontrate oltreoceano?

L’effetto è davvero straniante anche perché per un attimo, qualche frazione di secondo, mette in dubbio il luogo in cui ci si trova: come svegliarsi la mattina senza ricordarsi dove ci si era coricati la sera prima. Svegliarsi convinti di essere nella propria camera, come di solito è capitato per quasi vent’anni, per poi ricordarsi di essere in Brasile. O viceversa: svegliarsi in Italia e non trovare più qualcosa di caro lasciato in Brasile…


Animali

Maggio 8, 2008

Una volta, entrando da un ingresso laterale del campus universitario, abbiamo incontrato sulle rive di un inquinatissimo – e quanto mai olezzoso - fiume dei mammiferi quadripedi simili a tapiri, o magari veramente tapiri. Mangiavano erba. Non si capiva bene da dove fossero sbucati, anche gli stessi brasiliani li guardavano con curiosita’ e timore. E’ stato l’incontro piu’ selvatico avvenuto a San Paolo (del Brasile).  

Il resto degli animali sono i cani puzzolenti posti a guardia delle case, le formiche che compaiono ovunque e si sono infilate nel barattolo – chiuso male – dello zucchero, le pestifere zanzare che con il freddo dell’autunno si fanno pi’ rade, e un gallo. Un gallo che non so dove sia, non l’ho mai visto, ma lo sento sempre contare all’alba, nel bel mezzo delle colate di cemento della citta’. Non so che scopo abbia un gallo in una citta’ come San Paolo, so solo che stona. Cioe’, non e’ che sia stonato quando canta, ma e’ la sua presenza stonata, che canti o meno.

Poi naturalmente ci sono i coinquilini. Qualcuno viscido, qualcuno puzzolente (si’, proprio come il fiume o i cani), qualcuno silenzioso. Tutto sommato e’ sempre meglio un gallo, anche in mezzo a San Paolo.


Tifo italiano

Maggio 5, 2008

Il Palmeiras ha vinto il campionato dello stato di San Paolo, pare battendo il San Paolo. Siamo molto contenti, dal momento che il Palmeiras e’ la squadra fondata dagli immigranti italiani nel ‘14. Naturalmente all’inizio si chiamava Palestra Italia, ma quando il Brasile entro’ nella Seconda Guerra Mondiale al fianco degli alleati il nome venne cambiato in un piu’ prudente Palmeiras.

Dunque bandiere bianco verdi per le strade, petardi e clacson. Come essere a Milano se oggi l’Inter avesse vinto lo scudetto. Ma naturalmente non e’ successo.

In realta’, la nostra vera sqaudra da espatriati e’ in Argentina (poteva essere altrimenti? in Argentina e’ tutto piu’ bello). Anzi, le nostre squadre. Innanzitutto il Boca Junior, squadra fondata a Buenos Aires da immigrati genovesi nel quartiere (genovese) del Boca. E poi c’e’ il San Lorenzo de Almagro, del quartiere Almagro della capitale argentina, dove era collocato il nostro ostello; la stessa squadra del nostro “abuelo“: il buon cameriere brizzolato che ci serviva al buon ristorante (nominalmente gaelico) vicino all’ostello.

Giusto per avere qualche punto di riferimento all’estero…