Uno dei migliori modi per affrontare i momenti di maggior disperazione è, naturalmente, disperarsi ancor di più. Mia cugina-zia in Polonia (cioè, non che sia sposata col signor “Polonia”, è proprio che vive in terra polonese), la mattina del giorno dopo essersi inciuccata a suon di vodka, per prima cosa a colazione trangugiò un ultimo bicchierino per riprendersi dalla sbronza. Una gran lezione.
Dunque, ieri sera, “al culmine della disperazione” (come direbbe Emil Cioran), ho mandato in onda sul mio pc Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola, cioè della Coppola junior (almeno finché il padre non si accoppolerà, rimanendo così lei unica “Coppola” regista in vita). Non è il miglior film che abbia mai visto, ma un film è da leggersi anche in base alle motivazioni che spingono a guardarlo; così, quando è la disperazione a spingere, allora va bene qualsiasi film in cui qualcuno si suicida o medita seriamente di farlo. Da evitarsi film divertenti, commediole, cartoni animati, film d’azione (che io, generalmente, evito, sempre), film porno (lo scrivo per lo più per gli appartenenti al sesso maschile che potrebbe capitare di qua – “di qua” sul blog, non a casa mia…), e soprattutto, ovviamente, filmini di famiglia, i quali però hanno sempre un effetto negativo sulla psiche individuale – e collettiva. Insomma, ieri sera sono andata a dormire con la soddisfazione di aver visto un film a parer mio non irresistibile, in cui però la promessa di suicidi fatta nel titolo (anche in lingua originale) viene mantenuta nella trama. Non colpisce troppo nell’animo, è vero, ma tant’è: ho appunto detto che non è irresistibile.
Per la mattina seguente, invece, il consiglio è… sì, anche, anche di bersi un bicchierino come la mia lontana cugina-zia… ma dopo di passare dalla libreria e comprare quel libro che si era visto e desiderato qualche giorno prima dicendo: “speriamo che domani sia il mio compleanno oppure Natale e qualcuno me lo regali”. Di solito trecentosessantatre su 365 (si fa prima a scriverlo in numeri) giorni all’anno è vana speranza quella che il giorno dopo possa essere il proprio compleanno o il Natale, quindi il modo migliore di ottenere quel libro è cogliere la propria disperazione al volo e comprarselo da sé. In questo modo, tra l’altro, si sfrutta anche il fatto per intristirsi maggiormente: nessuno ti ha comprato quel libro, hai dovuto farlo da solo.
Che libro ho comprato? Naturalmente un libro che promette di avere qualche suicidio fra le sue pagine. A volte capita che non si suicida nessuno, però finisco col leggere ottimi libri, vivendo per giunta la suspance di un possibile suicidio che mai avverrà. Il che fa molto moderno.
Pubblicato da lavocedizofia
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