Contro la disperazione

Settembre 27, 2007

Uno dei migliori modi per affrontare i momenti di maggior disperazione è, naturalmente, disperarsi ancor di più. Mia cugina-zia in Polonia (cioè, non che sia sposata col signor “Polonia”, è proprio che vive in terra polonese), la mattina del giorno dopo essersi inciuccata a suon di vodka, per prima cosa a colazione trangugiò un ultimo bicchierino per riprendersi dalla sbronza. Una gran lezione.

Dunque, ieri sera, “al culmine della disperazione” (come direbbe Emil Cioran), ho mandato in onda sul mio pc Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola, cioè della Coppola junior (almeno finché il padre non si accoppolerà, rimanendo così lei unica “Coppola” regista in vita). Non è il miglior film che abbia mai visto, ma un film è da leggersi anche in base alle motivazioni che spingono a guardarlo; così, quando è la disperazione a spingere, allora va bene qualsiasi film in cui qualcuno si suicida o medita seriamente di farlo. Da evitarsi film divertenti, commediole, cartoni animati, film d’azione (che io, generalmente, evito, sempre), film porno (lo scrivo per lo più per gli appartenenti al sesso maschile che potrebbe capitare di qua – “di qua” sul blog, non a casa mia…), e soprattutto, ovviamente, filmini di famiglia, i quali però hanno sempre un effetto negativo sulla psiche individuale – e collettiva. Insomma, ieri sera sono andata a dormire con la soddisfazione di aver visto un film a parer mio non irresistibile, in cui però la promessa di suicidi fatta nel titolo (anche in lingua originale) viene mantenuta nella trama. Non colpisce troppo nell’animo, è vero, ma tant’è: ho appunto detto che non è irresistibile.

Per la mattina seguente, invece, il consiglio è… sì, anche, anche di bersi un bicchierino come la mia lontana cugina-zia… ma dopo di passare dalla libreria e comprare quel libro che si era visto e desiderato qualche giorno prima dicendo: “speriamo che domani sia il mio compleanno oppure Natale  e qualcuno me lo regali”. Di solito trecentosessantatre su 365 (si fa prima a scriverlo in numeri) giorni all’anno è vana speranza quella che il giorno dopo possa essere il proprio compleanno o il Natale, quindi il modo migliore di ottenere quel libro è cogliere la propria disperazione al volo e comprarselo da sé. In questo modo, tra l’altro, si sfrutta anche il fatto per intristirsi maggiormente: nessuno ti ha comprato quel libro, hai dovuto farlo da solo.

Che libro ho comprato? Naturalmente un libro che promette di avere qualche suicidio fra le sue pagine. A volte capita che non si suicida nessuno, però finisco col leggere ottimi libri, vivendo per giunta la suspance di un possibile suicidio che mai avverrà. Il che fa molto moderno.


Tuono di fine estate

Settembre 26, 2007

Un tuono squarcia il silenzio di fine estate, mentre l’estate è già volta a termine e io nemmeno me ne sono accorta. Qualcosa muore e il desiderio di andare distante nasce. Dove andare? Dove andare? Lontano, anche solo di un centimetro, ma lontano.

Un tuono ha squarciato il silenzio questa notte: sarà l’ultimo? Ora il sipario cade e rimane la mia solitudine, il mio contemplare nomi e nomi di persone lontane, il mio pensare di sogni e sogni lontani, il mio credere di poter vivere. Ma vivere dove? Vivere perché?


Blogger

Settembre 22, 2007

E’ davvero incredibile questa cosa di essere una blogger, perché non è una malattia del corpo né una caratteristica per cui si possa venire razzialmente discriminati. E’ una strana sensazione svegliarsi la mattina e pensare “sono una blogger”, anche perchè è davvero strano che questo sia proprio il primo pensiero che sorga nella mente appena svegli, quindi nel caso capiti – ripeto – è davvero strano… Ma insomma, sono qui da più di una settimana, cioè otto lunghi giorni durante i quali finora sono riuscita a resistere alla tentazione di chiudere questo blog, e mi arrovello su questo essere blogger. Mi sembra una cosa stupefacentemente moderna (da quanto tempo esistono i blog?); mi domando se in futuro nelle accurate biografie di qualche scrittore o poeta scriveranno:

“Dalle pagine del diario e dal racconto di quanti in quei giorni gli erano più vicino, pare che X.X. avesse fondato un blog. La decisione, maturata nel silenzio della propria camera, a sera, dopo le lunghe ore spese nella lettura, nello studio e nella meditazione, appare in netta contrapposizione col pensiero pessimista e isolazionista che sempre più stava maturando nell’intimo del proprio animo; pur tuttavia, questo è certamente un dato che getta una luce importante sulla complessità del Nostro, sulle inquietudini e sulle incertezze che da sempre lo caratterizzavano, sulla sua continua oscillazione tra il silenzio della propria natura solitaria e la curiosità verso il mondo, tra il forte convincimento dell’impossibilità di stabilire un dialogo sincero e forte con l’esterno e il tentativo sempre rinnovato di comunicare con le persone. La nascita di questo blog, di cui non si serba più alcuna traccia se non la memoria dei testimoni e delle carte conservate, sarà dunque un elemento da tenere in grande considerazione nell’analisi degli sviluppi della poetica e del sistema di pensieri di X.X., i quali certamente non mancarono di influenzare la produzione di questo periodo.”

Chissà se troveremo (o troveranno i nostri nipoti – o comunque i nipoti dei nostri amici e conoscenti) traccia nella critica letteraria di tante parole buttate su pagine e pagine di blog. Però, intanto, io sono una blogger, questo è proprio inconfutabile: ma che contrasto tra il mio essere blogger e la giara che momentaneamente stazione in mezzo al corridoio di fronte alla porta di camera mia! Pensare a una giara e pensare a un blog(er) è quasi compiere una moderna associazione surrealista! Ah!, cari surrealisti! Quanti di voi e dei vostri compagni dadaisti si suicidarono! Eppure, la giara mi ricorda sempre Pirandello… ah!, caro Pirandello! quanto è vivo il pensiero della Sicilia in te! e quanto in me, tosco-siculo-piemontese con lontane origini polacche! ah! Lodz! Dolce e grigia Lodz! 


Per iniziare…

Settembre 14, 2007

Scrivere così è iniziare una storia in media res senza che si sappia bene da dove iniziare, anche se tutto è già iniziato. Ecco: ho iniziato. Ma se vi sembra che ci siano troppe ripetizioni, è semplicemente perché repetita iuvant; se, invece, vi pare che ci siano troppi latinismi, non vi preoccupate: non so il latino e ho già concluso il mio repertorio. In valigia c’è poco d’altro: alea iacta est; melius abundare quam deficere; scripta manent, verba volant; lupus in fabula; legere me prego vobis… (ok, su quest’ultimo detto sono un po’ incerta).

Ecco quindi il mio inizio al negativo: non so il latino, ma non so nemmeno il greco, l’aramaico antico e moderno, l’occitano, il cinese mandarino (nonostante sia parlato da più di un miliardo di persone e a me piacciano gli agrumi), il turco, l’arabo, il giapponese, ignoro completamente il tamil, il giavanese, l’uzbeco, il tamarico, il sindhi, l’oromo, il marathi, non mi piace il francese (di cui so praticamente solo ”buongiur”), zoppico vistosamente l’inglese e storpio l’italiano; fingo di capire il piemontese e il siciliano quando parenti siciliani o autoctoni di terra savoia si rivolgono a me con il loro idioma locale. (Ovviamente, le lingue che non compaiono in elenco sono da inserirsi alla voce “ignoro”; tranne che per qualche parola di spagnolo, per il “grazie” portoghese, per due o tre lemmi polacchi e per il “si” e il ”riso con pesce” senegalese e poco altro ancora; mentre sul fatto di fingere la comprensione… beh, in realtà fingo di capire qualsiasi lingua mi venga parlata dando per assodato che io possa comprenderla, per esempio l’ispano-galiziano hablato dalla vecchiettina di un antico alberghetto a Tui).

Probabilmente ho iniziato la mia vita in rete scrivendo delle lingue perchè il senso di un blog – tra le altre cose – dovrebbe essere quello di esprimersi (in quanto laureata in Scienze della Comunicazione evito di usare la parola “comunicare” e i suoi deriviati… piuttosto integro…); dunque le mie dita si sono mosse veloci (mica tanto) sulla tastiera digitando qualcosa che avesse a che fare con le mie competenze linguistiche per esprimere proprio il senso della mia volontà di espressione. E la mia introduzione al negativo è volta a esprimere il senso della difficoltà di esprimere la mia volontà di espressione. Se credete che nelle ultime parole io abbia abbondato con l’uso del termine “esprimere”, ricordate che sono sempre una laureata in Scienze della Comunicazione e laureanda in Comunicazione Multimediale e di Massa. Sono, inoltre, una poetessa.

 

Se pensate che io stia scherzando o mal-ultilizzando la parola “poetessa”, pensate che per un attimo anche io l’ho pensato. Ma poi mi sono ricordata che a luglio ho pubblicato un libro. Intendo dire un libro vero. Cioè, una di quelle cose fatte da pagine che si sfogliano, racchiuse da una copertina e la sua quarta; con tanto di nome (il mio) e titolo (quello che ho scelto io). E un giorno andrò a Roma, a presentarlo. E magari, un giorno, qualcuno lo leggerà anche… io per il momento sono ancora ferma all’introduzione…

Tutto questo è per dire che: ecco fatto, il mio blog.