L’angoscia

Gennaio 21, 2008

Siamo verso la fine. Faust è verso la fine. La traduzione che leggo io chiama Cura il personaggio che sta per parlare a Faust, ma voi pensate che si chiami Angoscia. Così lo comprenderete meglio e sentirete anche voi – forse – un piccolo peso dentro e delle catene invisibili che vi imprigionano.

 

 

LA CURA: “Il tuo orecchio non mi percepisce, ma in cuore ti rimbombo; in forma varia esercito crudele potere: sulle strade, tra le onde, sono il compagno perpetuamente ansioso, mai ricercato, sempre trovato, maledetto a un tempo e blandito. [...]

Colui a cui un giorno ho preso l’anima più nulla gli gioverà il mondo intero; tenebre eterne caleranno su di lui; per lui non spunterà e non tramonterà più il sole; integri i suoi sensi, ma l’anima sarà abitata dalle tenebre; tesori intorno a lui, ma non riuscirà mai ad afferrarli; felicità e infelicità, solo fantasmi; morrà di fame in mezzo all’abbondanza; tanto le gioie che le pene le rimetterà a domani; sempre in attesa dell’avvenire, non compirà mai l’opera sua. [...]

Deve venire, deve andarsene? Non è più in grado di risolversi; sulla strada battuta barcolla, tenta dei mezzi passi; sempre più si smarrisce, vede le cose sempre più di traverso; di peso agli altri e a se stesso, cercando di ripigliar fiato e soffocando; e così resta non morto, ma non ben vivo, non disperato, ma non rassegnato. Così sballottato inesorabilmente tra una dolorosa rinuncia e un repellente dovere, tra liberazione ed oppressione, tra un mezzo sonno e un insufficiente ristoro, è inchiodato al suo posto e pregusta l’inferno.”

 

da Goethe, Faust, Einaudi, Torino 1965


Contro la disperazione

Settembre 27, 2007

Uno dei migliori modi per affrontare i momenti di maggior disperazione è, naturalmente, disperarsi ancor di più. Mia cugina-zia in Polonia (cioè, non che sia sposata col signor “Polonia”, è proprio che vive in terra polonese), la mattina del giorno dopo essersi inciuccata a suon di vodka, per prima cosa a colazione trangugiò un ultimo bicchierino per riprendersi dalla sbronza. Una gran lezione.

Dunque, ieri sera, “al culmine della disperazione” (come direbbe Emil Cioran), ho mandato in onda sul mio pc Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola, cioè della Coppola junior (almeno finché il padre non si accoppolerà, rimanendo così lei unica “Coppola” regista in vita). Non è il miglior film che abbia mai visto, ma un film è da leggersi anche in base alle motivazioni che spingono a guardarlo; così, quando è la disperazione a spingere, allora va bene qualsiasi film in cui qualcuno si suicida o medita seriamente di farlo. Da evitarsi film divertenti, commediole, cartoni animati, film d’azione (che io, generalmente, evito, sempre), film porno (lo scrivo per lo più per gli appartenenti al sesso maschile che potrebbe capitare di qua – “di qua” sul blog, non a casa mia…), e soprattutto, ovviamente, filmini di famiglia, i quali però hanno sempre un effetto negativo sulla psiche individuale – e collettiva. Insomma, ieri sera sono andata a dormire con la soddisfazione di aver visto un film a parer mio non irresistibile, in cui però la promessa di suicidi fatta nel titolo (anche in lingua originale) viene mantenuta nella trama. Non colpisce troppo nell’animo, è vero, ma tant’è: ho appunto detto che non è irresistibile.

Per la mattina seguente, invece, il consiglio è… sì, anche, anche di bersi un bicchierino come la mia lontana cugina-zia… ma dopo di passare dalla libreria e comprare quel libro che si era visto e desiderato qualche giorno prima dicendo: “speriamo che domani sia il mio compleanno oppure Natale  e qualcuno me lo regali”. Di solito trecentosessantatre su 365 (si fa prima a scriverlo in numeri) giorni all’anno è vana speranza quella che il giorno dopo possa essere il proprio compleanno o il Natale, quindi il modo migliore di ottenere quel libro è cogliere la propria disperazione al volo e comprarselo da sé. In questo modo, tra l’altro, si sfrutta anche il fatto per intristirsi maggiormente: nessuno ti ha comprato quel libro, hai dovuto farlo da solo.

Che libro ho comprato? Naturalmente un libro che promette di avere qualche suicidio fra le sue pagine. A volte capita che non si suicida nessuno, però finisco col leggere ottimi libri, vivendo per giunta la suspance di un possibile suicidio che mai avverrà. Il che fa molto moderno.