L’angoscia

Gennaio 21, 2008

Siamo verso la fine. Faust è verso la fine. La traduzione che leggo io chiama Cura il personaggio che sta per parlare a Faust, ma voi pensate che si chiami Angoscia. Così lo comprenderete meglio e sentirete anche voi – forse – un piccolo peso dentro e delle catene invisibili che vi imprigionano.

 

 

LA CURA: “Il tuo orecchio non mi percepisce, ma in cuore ti rimbombo; in forma varia esercito crudele potere: sulle strade, tra le onde, sono il compagno perpetuamente ansioso, mai ricercato, sempre trovato, maledetto a un tempo e blandito. [...]

Colui a cui un giorno ho preso l’anima più nulla gli gioverà il mondo intero; tenebre eterne caleranno su di lui; per lui non spunterà e non tramonterà più il sole; integri i suoi sensi, ma l’anima sarà abitata dalle tenebre; tesori intorno a lui, ma non riuscirà mai ad afferrarli; felicità e infelicità, solo fantasmi; morrà di fame in mezzo all’abbondanza; tanto le gioie che le pene le rimetterà a domani; sempre in attesa dell’avvenire, non compirà mai l’opera sua. [...]

Deve venire, deve andarsene? Non è più in grado di risolversi; sulla strada battuta barcolla, tenta dei mezzi passi; sempre più si smarrisce, vede le cose sempre più di traverso; di peso agli altri e a se stesso, cercando di ripigliar fiato e soffocando; e così resta non morto, ma non ben vivo, non disperato, ma non rassegnato. Così sballottato inesorabilmente tra una dolorosa rinuncia e un repellente dovere, tra liberazione ed oppressione, tra un mezzo sonno e un insufficiente ristoro, è inchiodato al suo posto e pregusta l’inferno.”

 

da Goethe, Faust, Einaudi, Torino 1965


Il Baudelaire di Sartre 2

Dicembre 18, 2007

La legge della solitudine potrebb’essere espressa così: nessun uomo può scaricarsi su altri uomini dell’impegno di giustificar la propria esistenza.

 

Gian Paolo Sartre, Baudelaire, cit.


Il Baudelaire di Sartre

Dicembre 15, 2007

“la vita” scrive Baudelaire “non ha che un incanto vero: l’incanto del Giuoco. Ma se ci è indifferente di vincere o di perdere?” Per credere in un’impresa bisogna prima esservi gettati dentro, interrogarsi sui mezzi per condurla a buon porto, non sul suo esito finale. Per chi riflette, ogni impresa è assurda; Baudelaire è stato immerso fino al collo in codesta assurdità. All’improvviso, per un nulla, uno smacco, una stanchezza, scopre la solitudine infinita di quella coscienza “vasta come il mare” che è insieme la coscienza e la sua coscienza, comprende la propria incapacità a trovare dei limiti, dei capisaldi, delle consegne al di fuori di essa.

 

da Gian Paolo Sartre, Baudelaire, Mondadori, Milano 2006.


Massime cesarine

Novembre 12, 2007

I fatti avverranno non perché così vuole la realtà, ma perché così decide l’intelligenza.

Cesare Pavese


Vestirsi e svestirsi

Novembre 8, 2007

5 novembre. Giornate di noia, vuote come una vescica. Io sento la loro terribilità soprattutto la mattina e la sera. Quando mi vesto e quando mi spoglio. Metter fuori le gambe dal letto, posare i piedi sul tappeto freddo, infilarsi la camicia, le mutande, i calzini, la sottoveste, la giubba, le scarpe, abbottonarsi. Cavarsi una dopo l’altra le scarpe; cavarsi e posar sulla seggiola la giubba, la sottoveste, i pantaloni, i calzini, le mutande, la camicia. Ed entrare a letto per ricominciar daccapo la mattina dopo.

C’è stato nella storia, ed è ora nel proverbio, uno che soffriva come soffro di questa stupida commedia.

Ma era più energico di me.

– Spoglia e vesti, spoglia e vesti; – disse alla fine un bel giorno – la finirò io!

E si tirò una revolverata nella testa.

Era più energico di me – e più coerente.

6 novembre.

Ieri parlavo di morte, e forse facevo anche in questo del dilettantismo, al solito – bisogna pur dirlo. Una triste lettera che ricevo, mi fa vedere come un amico lontano facesse sul serio – e nello stesso istante.

L’hanno trovato in un giardino, di notte, con una palla nella tempia, e nella mano morta un taccuino con una frase che scrissi e pubblicai mesi fa […]. Così la vita insegna alla letteratura. Così una bottata ci ristorna [sic] addosso tinta di sangue tra le sciocche righe di un gazzettaio che non comprende.

 

Ardengo Soffici, Diario di bordo in «Lacerba», 15 novembre 1913


Tristi passaggi di Camerana

Novembre 2, 2007

La nera solitudine alla nera

Solitudine; – il sogno alto al profondo

Pensier; – la sera che è triste, alla sera

Che piange; – al mondo infranto il bieco mondo.

 

Giovanni Camerana, Poesie, Einaudi, Torino 1968


perché cresca la luce

Ottobre 22, 2007

perchè cresca la luce

perchè cresca il buio

perchè al chiuso – questo -

crollano umani

rivestono di pori le gocce

d’oscuro chiama la schiuma

accesa tondo rovescia

oscuro più oscuro

annaspandoti, e tu mia mente

 

da Nadia Campana, Verso la mente, Crocetti, Milano 1990.


La fatica di essere

Ottobre 11, 2007

mentre con la testa in fiamme

ricerchi altre spiagge ben

men deserte che non questa

fatica di essere, con me tu

non sei se non te stesso: quale

non vuoi essere.

da Amelia Rosselli, Le poesie, Garzanti, Milano 1997


Avaria mondiale

Ottobre 2, 2007

“Il mondo è bello perché è avariato”

Lucio Mastronardi, Il calzolaio di Vigevano, Einaudi, Torino 1962.


Parola di Bini

Settembre 24, 2007

L’infelice ha pesato l’esistenza e la morte; – l’esistenza era più grave; ed egli in senso inverso ha i medesimi diritti che voi; egli muore per un calcolo. –  Ma voi direte: egli non deve cedere così per poco; deve combattere; deve tentare di vivere. – Se voi sapeste quanto lungamente ha combattuto, sareste men rigidi. – Egli ha combattuto a lungo, e con tutta l’energia dell’istinto, perché la vita non si getta via sbadigliando; e avanti di rodere la catena dell’istinto, ci vuol tempo e dolore più che non credete. –

Da Carlo Bini, 1833 ora in Gaetano Trombatore (a cura di), Memorialisti dell’Ottocento, Ricciardi, Milano-Napoli 1953.