The day after

Dicembre 1, 2007

A volta il silenzio è d’obbligo, specie se si tratta di preparare il successo.

Ho scritto “successo”? Sì, proprio così, ho scritto “successo” e la mia intenzione era proprio questa, non è stato un errore di battitura (che so, un “sulcesso” venuto male). E’ stato proprio un successo, sottolineato dalla folla in delirio, visibilmente in delirio: venti-trenta minuti di applausi, svenimenti in sala, occhi lucidi e lacrimoni da esondare le pupille, abbracci di comprensione tra il pubblico, sguardi affermativi, silenzi vibranti, labbra tremanti. Ok, più o meno. Va bene, ammetto: non è svenuto nessuno. Ma mi è stato riferito dell’autentica commozione (forse celebrale?) di qualcuno presente in sala. Gli applausi, ok, non sono stati così lungamente sostenuti, ma solo perché si trattava di un pubblico torinese, per cui ogni dieci secondi vale un minuto di applausi…

Insomma, questa è stata la conclusione della presentazione del mio libro, delle mie poesie che lette così magistralmente dai miei due attori (scrivo “miei” perché ormai li sento davvero miei e perché sono malata di delirio di possessione) non sembrano nemmeno più mie: cioè, sembrano così belle che certamente non posso averle scritte io. Mi viene in mente Gassman che legge il menù. E le musiche in sottofondo a creare quell’atmosfera tesa e concentrata, musiche composte direttamente e appositamente dai miei musicisti.

A fine serata sento tutto mio. Mio il ragazzo (che è effettivamente mio), mie le poesie, miei gli attori, miei i musicisti, mio il palco (dove sono riuscita a salire senza inciampare nel gradino): TUTTO MIO!

Passato l’attimo di delirio di onnipotenza onnipossesione, ritorno in me. Mi accorgo che i muscoli facciali, non abbastanza allenati, a fine serata mi dolgono. Inizio a far la conta di tutti gli assenti ingiustificati. Inizio a pormi domande: sarà andata bene? cosa avranno pensato? Tizio che ha detto? e Caio? e Sempronio? ma si chiamerà davvero Sempronio? e non si chiamasse Sempronio? è vero che qualcuno mi ha chiamato Agata, ma in quel momento (inizio serata, pre-presentazione) io davvero non sapevo come mi chiamassi, quindi per un attimo ho avuto il dubbio di essere Agata, ma è stato un colpo terribile: “mio Dio!” ho pensato “abbiamo sbagliato a scrivere il mio nome sulla copertina del libro!” Ma dopo un attimo di smarrimento generale e personale, ritornata momentaneamente nelle mie facoltà mentali, ravveduta dell’errore (cioè, del vero errore), insomma, ricordatami il mio nome, ho ripreso la mia posizione: sorridi, firma libri e dediche (ora me la sto tirando: ovviamente non ne ho scritte così tante), ringrazia, saluta, mantieni la calma, mantieni la calma, mantieni la calma! Oh mio Dio, la mia calma! Non sono calma!

Scoperto questo, ho cercato di tranquillizzare il gruppo della presentazione (il mio ragazzo, i miei due attori, i miei tre musicisti) assicurandomi che fosse calmo affinché io potessi agitarmi. La mia attrice, di fronte alle mie ritrosie nel salire sul (mio) palco a fine performance, mi ha detto: “Smettila! io mi sto cagando sotto!”. Così mi ha convinta, siccome a età pensionata la mia attrice si stava cagando addosso per me, ho pensato che sarei potuta anche salire sul palco (mio, ovvio).

A parte tutte le idiozie e gli aneddoti che potrei continuare senza sosta a raccontare, resta quel che è stato, una serata, come si dice in questi casi, memorabile, che ancora il giorno dopo ricordo come fosse ieri! E con la soddisfazione che, forse forse, ci sarà anche domani… cioè in un futuro prossimo venturo più venturo che prossimo…

continua…


Roma ardentemente conquistata

Ottobre 30, 2007

Nemmeno il dolore terribile ai piedi (in particolare al sinistro) ha potuto fermare la mia ascesa all’Olimpo dei perfetti-sconosciuti-che-hanno-scritto-un-libro. L’ambientino piccolo, raccolto e accogliente della libreria di Roma in Via del Pellegrino, al momento del mio ingresso, mi ha subito fatto dubitare della mia decisione di esserci. Confesso: in quel momento il dolore al piede, provocato da ore e ore di cammino per raggiungere il luogo dal B&B dove eravamo alloggiati (io e M.) [NdA: B&B sta per "bed end brekfast", cioè "dormi e fai un brek veloce"; "M.", invece, non sta per "M. il mostro di Dusseldorf", ma per l'iniziale del mio ragazzo, il cui nome non svelo per creare più mistero...], dicevo, in quel momento il dolore al piede certamente stava avendo il sopravvento sulla mia anima poetica, perché c’è effettivamente poca poesia in un piede doloroso, in cui la pelle inizia ad arrossarsi (non per timidezza o rabbia),  gonfiarsi e riempirsi di acquetta e… chiunque avrà provato una simile esperienza… Eppure io stavo cercando di raccontare la presentazione del mio libro… ma questo è proprio il classico esempio per cui l’uomo a pancia piena sta male: vale a dire, i problemi interiori, filosofici, metafisici, psicologici, psicofisici, metalogici, etc, sorgono quando i problemi fisici, i bisogni primari sono soddisfatti. Dunque, avendo io così male al piede, in quel momento, e accusando forte stanchezza, non riuscivo a nutrire abbastanza preoccupazione per l’imminente evento. Anzi, il mio primo pensiero è stato “ma che ci faccio io qua”, che è poi il primo pensiero del bimbo venuto al mondo: da ciò, segue un pianto smisurato. La catastrofe. La caduta. Chiamatela come volete. Poi tutto cade nell’oblio: la strategia della natura per farci sopravvivere. La coscienza viene immediatamente annullata e i primi tragici anni perduti nell’inconscio. Altrimenti, ci suicideremmo già in fasce (e probabilmente con le fasce).

Ma succede un momento in cui si fanno cose che non avremmo mai sospettato di poter fare. Come un assassinio in via Belpoggio a Trieste. Sugli scaffali della libreria, attira subito la mia attenzione un libricino formato tascabile (davvero tascabile: oggi l’ho messo in tasca), edito dalla mia casa editrice: L’assassinio di via Belpoggio di Svevo. Sarà il mio ricordo. Non che l’abbia comprato. E nemmeno rubato! (Svelo un po’ di mistero: me lo ha comprato M.). Così, ancora prima di sapere chi stessi imitando, anch’io ho commesso un assassinio: ho ammazzato qualcosa dentro di me, per potermi sedere vicino alla relatrice della serata il più candidamente possibile. Ho pensato che in fondo avrei dovuto parlare di un libro che ho scritto io…

… mi è venuto solo male al pensiero che in realtà stessi per parlare al vuoto, visto che solo una persona era intervenuta alla serata per me; il resto erano conoscenti delle altre tre autrici che avrebbero presentato dopo il mio libro. Ho pensato che in fondo avrei dovuto parlare di un libro che ho scritto io al vuoto: dunque non sarebbe dovuto risultare poi così difficile…

… invece è probabile che la platea mi abbia ascoltato. Dalle poche testimonianze e dai pochi reparti che ci sono pervenuti dalla serata (cioè, qualche breve filmato realizzato con la macchina fotografica), sembra che io più che parlare di questo famigerato libro che ho scritto (ma, alla fine, lo avrò veramente scritto?) risponda alle domande di un’interrogazione: come se stessi sostenendo l’esame di Letteratura Anglo-americana, mod. 1 direi…

In conclusione, potrei sforzarmi di fare qualche seria conclusione, ma più passa il tempo e più sono stanca, perciò è sempre più improbabile che ciò avvenga. Ci provo. E’ un effetto straniante ma interessante sentire l’interpretazione delle proprie poesie da parte di qualcun’altro. A volte mi pare di scoprire come ciò che io credevo di voler dire, in realtà, non fosse proprio così: scopro come davvero nelle poesie parli una parte di “inconscio” – uso questa parola solo per comodità, ma non è proprio esatta. Scoprire quali sono le poesie che colpiscono di più un’altra persona, sentire cosa questa persona vi ha letto, vi ha visto… è come sentire che qualcosa, per una volta, è passato, cioè è passato oltre, ha scavalcato lo spazio vuoto tra me e le persone. Pensare che, forse, per un attimo, qualcosa sia successo. E’ un pensiero veloce, debole, più una sensazione.

E fuori ci sono le piazze di Roma. I vicoli stretti. Il buio della sera romana. Una città che mi ha di nuovo accolto. Nonostante il male al piede. Ma come si dice, Roma val bene un piede.


Roma conquistata

Ottobre 29, 2007

Fori romaniFori romaniRoma è conquistata.

L’annuncio viene dato allo scadere del giorno seguente l’impresa.

Per problemi tecnici, non è stato possibile divulgare la lieta novella attraverso gli altoparlanti direttamente su Piazza Venezia, dunque viene pubblicata qui per la prima volta.Per altrettanti problemi tecnici, non è possibile disporre attualmente di immagini che testimonino l’ardua impresa compiuta, perciò-dunque, godetevi questa vista sui fori romani. (“Fori romani”: non cercate dei buchi, perché non ne troverete…).

Per altrettanti motivi tecnici, non è possibile disporre nemmeno dei fori romani… comunque, chiunque anche se non li ha mai visti di persona può facilmente immaginarseli… basta non scadere in battutine come “i fori romani saranno dei buchi di Roma”… è invece ovvio che si tratta di tante automobile con le gomme forate… 

Per problemi del personale addetto, non è possibilie ahora rendervi una dettagliata o quantomeno esauriente (se non del tutto esaustiva) ma forse anche un po’ esaurita… (e dopo aver scritto tutti questi aggettivi coniugati al femminile ora scopro che sto per usare un nome maschile)… resoconto della conquista. Non mancherà nelle prossime puntate. Continua…

 


Conquista romana (?)

Ottobre 25, 2007

Aoh! Domani parte la conquista di Roma. La Capitale capitalerà  tre le ore 18 e 18punto30 del centoventinovesimo (129esimo) giorno del ventiquattresimo (24esimo) anno DM (Dopo Me); ovverosia, domani, per chi legge oggi (128esimo giorno, 24esimo anno DM).

L’aereo è prenotato. L’albergo è prenotato. Il padre per il trasporto mattutino all’aereoporto è prenotato. Il ragazzo che verrà meco è consapevole e maggiorenne. Il contatto con la relatrice (della presentazione, non della tesi) è avvenuto. Il contatto con la relatrice (della tesi) per la tesi anche, ma questa è un’altra storia. Il libro che devo presentare l’ho scritto. E anche letto. Va bene, non tutto. Nelle sue parti principali. Le mutande di ricambio per il duogiorno a Roma è ancora da sistemare nella borsa. La borsa è ancora da preparare. L’emozione è da venire. L’ansia pure: non sono pronta. La tesi è da finire. Il lavoro da cercare. La disoccupazione mi fa ciao ciao con la manina da dietro il pc su cui cerco di scrivere la tesi. Oddio! Aiuto! Non sono pronta e a tutto ciò! Ora mi sono ansiogenata, ma non per la presentazione…

E il Natale incombe. La prima prova in piscina pure. Affogherò! Affogherò…

 


TPS

Ottobre 9, 2007

A grande e gentile, ma soprattutto spontanea richiesta, stasera tocca all’aneddoto sul Turin Poetry Slam (TPS), andato in scena domenica sera a Eatily.

La pizza era davvero buona, confesso di averla finita per gola e non per fame: dopodiché ho rotolato fra gli stand e le bancarelle di Eatily nel disperato tentativo di trovare il TPS (“disperato” perché in quelle condizioni fisiche disperavo di arrivarci). Ma è bastato seguire la massa per sbagliare strada. Ed è bastato seguire le indicazioni fornite alla massa sbagliata, perché, grazie all’azione della forza di gravità, quella stessa massa diventasse un peso sufficiente affinché noi si fosse spinti verso il TPS.

Lo slam è una lettura performativa delle poesie: i poeti declamano, nelle forme che ritengono più opportune (recitandole, con particolari intonazioni, leggendole o citandole a memoria), le proprie poesie in una specie di competizione poetica. Ogni poeta ha a disposizione da 3 a 5 minuti in genere. E’ un genere moderno che intende avvicinare i poeti al pubblico e rendere la poesia più viva - e più a contatto con la propria tradizione orale. La giuria è scelta tra il pubblico. Dal momento che conoscevo qualcuno tra gli organizzatori, sono stata casualmente nominata per essere giurata (naturalmente, per chi avesse dubbi, giurata significa nemica giurata di qualcuno e precisamente del primo classificato – “consolati gli ultimi se i primi saranno odiati”, come dice il detto, che essendo detto lo dice proprio). Il TPS, come chiaramente dice il nome, era uno slam organizzato a Turin di poetry.

In realtà domenica sera i pezzi letti non spiccavano per l’intensità del contenuto, l’emozione o la profondità; di solito si è trattato di stralci giocosi e divertenti. Veramente bravo Benjamin A.J. Delmas, il francese che scrive in inglese ma parla anche in italiano, nella cui molteplicità linguistica non posso che riconoscermi: un’italiana nata e cresciuta a Torino, di origine per metà siciliana (la quale origine si divide nei due tronconi arabo e normanno), per un ottavo polacco, per un ottavo toscana e per due ottavi, ovverosia un quarto, variamente riconosciuta in un generico italo-torinese, non parlo siciliano, piemontese, toscano o polacco (men che meno l’arabo o il normanno antico), scrivacchio in italiano ma capisco quando il mio gatto miagola. Ma di questi problemi origino-socio-cultural-linguistiche avevo già accennato nella mia presentazione.

Il risultato è stata una buona esperienza, per essere la mia prima volta ad assistere a uno slam (ma si sa che le prime volte, per quanto tanto declamate, spesso sono deludenti… forse un giorno ve ne parlerò… naturalmente se a qualcuno interessa… se, cioè, leggendo i commenti, capisco che la cosa possa interessare… … …), e la curiosità di poterne vedere altri, magari più intensi e partecipativi. L’altro risultato è lo scambio di libri: uno mio per la prima antologia europea di slam. Il baratto: la forma più elementare di economia. Infatti, è presente sin dalla prima elementare con il tradizionale scambio di figurine dei calciatori.


Pacco, sospetto

Settembre 30, 2007

Ieri, un pacco è stato recapitato a casa mia. Sapevo che non poteva trattarsi del mio primo libro acquistato con grande trepidazione su e-bay (ancora in possesso del proprietario, avendogli io fornito un indirizzo sbagliato… un tocco di brivido in più all’acquisto); così, chiaramente, la seconda ipotesi più probabile da vagliare è stata la possibilità che si trattasse di un pacco bomba. E’ stata con tale consapevolezza che ho inforcato le forbici e piano piano, con estremo coraggio e mano chirurgicamente impassibile, ho iniziato ad aprire il pacco della mia vita – o morte.

Insomma, potevate perdermi, ve ne state rendendo conto?

Eh?

Chiaramente i sospetti sono subito ricaduti su ex segrete spie del kgb, incaricate di trovare e uccidere la discendente di un qualche antico sovversivo di terra polona. (“ex segrete spie del kgb”: il dubbio non ancora risolto è se si tratti di spie non più segrete – anche se spie non segrete sono di incerta utilità – oppure di non più spie segrete oppure di non più appartenenti al kgb ma ancora spie, non si sa per conto di chi, non esistendo più il kgb). Ma all’apertura del pacco, non essendo questo esploso, è stato possibile verificare come il pericolo non fosse attuale né attualizzato.

Dunque, ho estratto il contenuto del pacco, che avrei potuto dedurre sin da subito se avessi collegato il nome della mia casa editrice sopra la busta con le informazioni fornitemi recentemente dal mio contatto (non segreto, sigh!) della casa editrice.

Trenta inviti cosparsi di profumo di carta appena stampata per la mia presentazione a Roma. Roma. Presentazione? A Roma?

La mia ascesa a Roma è sempre più vicina; la mia ascesa in ogni caso pure.

Il primo invito ovviamente è per me: giusto per non creare malintesi e mettere subito le cose in chiaro. Ci sarà anch’io!

Il secondo è per il dipendente della società (il mio compagno di merende, colazioni, spuntini, pasti fuori orario, pranzi, cene, pomeriggi, mattine, notti, sere, crepuscoli, albeggiamenti, tramonti, aurore, insomma, il mio ragazzo, chiaramente stipendiato dalla società per starmi vicino).

Il terzo sarà per il primo che commenterà questo post.

Il quarto sarà per il terzo che commenterà questo post; mentre il quinto andrà al secondo. Dal quarto in poi non si prevedono premi.

Sesto e settimo per madre e padre, non necessariamente in questo ordine.

Dall’ottavo in poi, verranno spediti a gente di Roma, prendendo a caso i nominativi sulla guida telefonica.

E’ comunque possibile farne richiesta alla sottoscritta, fino a esaurimento inviti o a esaurimento della sottoscritta.

Vi ricordo che saranno un pezzo molto ambito per musei, biblioteche, critici, appassionati e collezionisti di pezzi di letteratura, fra qualche anno / decennio. Si tratta, insomma, di un lungimirante investimento. Un altro lungimirante investimento, chiaramente, è investirmi, ma potrebbe avere qualche effetto collaterale (es., danni all’auto).

In attesa della mia ascesa, sniffo inviti. Sto per diventare invitomane.


Intorno al libro…

Settembre 16, 2007

In attesa di realizzare la mezza traversata italica e scendere a Roma urlando alea iacta est!, la piccola poetessa in erba esplora il suolo locale per presentare il proprio prodotto cultural/cul-turista (in quanto nella vita, come ci insegnarono un secolo or sono (orso, no!), si è turisti della propria e delle altrui esistenze); sabato sono scappati, non per colpa mia – ovvio -, interessanti contatti col mondo di chi legge e promuove poesie; mentre io subito dopo scappavo ad affogare la mia tristezza nell’ennesimo gelato dell’estate. Il resto vien da sé: contenuta gioia sospettosa verso una parvenza di positività dopo un acuto acme di dolore metafisico e metà psicologico.