Bisogni primari

Novembre 24, 2007

Ho sognato.

Ho sognato cose…

Ho sognato cose che voi umani non potete nemmeno immaginare.

Ho sognato la morte di un personaggio a metà strada fra quello storico di Lady Oscar e quello altrettanto veritiero dell’Aramis dei cartoni animati della mia infanzia. E’ stata un’esperienza dura, forte, tristissima. Ma nel momento di maggior debolezza mia, di più alto sconforto, di più grande vulnerabilità, l’antifurto di un’auto parcheggiata nella mia via ha iniziato a suonare. Un’ora forse.

Ma il mio vero problema stamattina è: posso andare in bagno con il cordless mentre aspetto una telefonata importante?

E, notiamo, non c’è alcun collegamento tra la morte del mio personaggio in sogno, l’antifurto dell’auto, il bisogno del bagno mentre aspetto una chiamata. Anche perché i primi due eventi sono accaduti ieri notte, mentre il secondo è un dato di fatto di ADESSO. Quindi, la conclusione è: qualsiasi pensiero o filosofeggiamento cede inevitabilmente il passo di fronte ai bisogni primari dell’uomo / donna.

(PS: stessa conclusione cui giungeva Primo Levi a proposito del suicidio nei Lager: “c’era altro da pensare).


Vestirsi e svestirsi

Novembre 8, 2007

5 novembre. Giornate di noia, vuote come una vescica. Io sento la loro terribilità soprattutto la mattina e la sera. Quando mi vesto e quando mi spoglio. Metter fuori le gambe dal letto, posare i piedi sul tappeto freddo, infilarsi la camicia, le mutande, i calzini, la sottoveste, la giubba, le scarpe, abbottonarsi. Cavarsi una dopo l’altra le scarpe; cavarsi e posar sulla seggiola la giubba, la sottoveste, i pantaloni, i calzini, le mutande, la camicia. Ed entrare a letto per ricominciar daccapo la mattina dopo.

C’è stato nella storia, ed è ora nel proverbio, uno che soffriva come soffro di questa stupida commedia.

Ma era più energico di me.

– Spoglia e vesti, spoglia e vesti; – disse alla fine un bel giorno – la finirò io!

E si tirò una revolverata nella testa.

Era più energico di me – e più coerente.

6 novembre.

Ieri parlavo di morte, e forse facevo anche in questo del dilettantismo, al solito – bisogna pur dirlo. Una triste lettera che ricevo, mi fa vedere come un amico lontano facesse sul serio – e nello stesso istante.

L’hanno trovato in un giardino, di notte, con una palla nella tempia, e nella mano morta un taccuino con una frase che scrissi e pubblicai mesi fa […]. Così la vita insegna alla letteratura. Così una bottata ci ristorna [sic] addosso tinta di sangue tra le sciocche righe di un gazzettaio che non comprende.

 

Ardengo Soffici, Diario di bordo in «Lacerba», 15 novembre 1913


Post autoreferenziale (in parte)

Ottobre 20, 2007

Credo che forse ci sia qualche problema nel mio blog, se la maggior parte delle persone che visitano casualemente questa pagina vi giungano attraverso parole chave quali: “depressione cura”, “metodo migliore per suicidio”, “modi per suicidarsi”, “disperazione suicida”… O forse il problema non è tanto nel blog, quanto in chi lo scrive… potrebbe essere? ma il mio dubbio maggiore è che le persone cerchino “cure” o “modi per suicidarsi”: quindi, forse, là fuori c’è qualcuno che sta male… più di uno. Probabilmente un’intera società. Ma in silenzio, perchè dobbiamo far finta di nulla, o siamo degli esclusi. Come i suicidi. Una toccatina è il modo migliore di rispondere.

(Ma forse il problema è della burocrazia suicida).

 

(“L’uomo non è affatto e non sarà mai libero rispetto alle leggi naturali, di fronte alle leggi sociali; le leggi suddivise in queste due categorie per maggior comodità scientifica in realtà compongono una sola e medesima categoria, perché sono tutte, in egual misura, leggi naturali, leggi fatali che costituiscono la base e la condizione stessa di ogni esistenza, di modo che nessun essere vivente potrebbe rivoltarsi contro di esse senza suicidarsi.” da Michail Bakunin, La libertà degli uguali)


Aspetti medici

Ottobre 12, 2007

Il suicidio è un importante trattamento medico per la cura della depressione. È risolutivo, non comporta controindicazioni e non presenta il rischio di ricadute.

da http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Suicidio

 


Contro la disperazione

Settembre 27, 2007

Uno dei migliori modi per affrontare i momenti di maggior disperazione è, naturalmente, disperarsi ancor di più. Mia cugina-zia in Polonia (cioè, non che sia sposata col signor “Polonia”, è proprio che vive in terra polonese), la mattina del giorno dopo essersi inciuccata a suon di vodka, per prima cosa a colazione trangugiò un ultimo bicchierino per riprendersi dalla sbronza. Una gran lezione.

Dunque, ieri sera, “al culmine della disperazione” (come direbbe Emil Cioran), ho mandato in onda sul mio pc Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola, cioè della Coppola junior (almeno finché il padre non si accoppolerà, rimanendo così lei unica “Coppola” regista in vita). Non è il miglior film che abbia mai visto, ma un film è da leggersi anche in base alle motivazioni che spingono a guardarlo; così, quando è la disperazione a spingere, allora va bene qualsiasi film in cui qualcuno si suicida o medita seriamente di farlo. Da evitarsi film divertenti, commediole, cartoni animati, film d’azione (che io, generalmente, evito, sempre), film porno (lo scrivo per lo più per gli appartenenti al sesso maschile che potrebbe capitare di qua – “di qua” sul blog, non a casa mia…), e soprattutto, ovviamente, filmini di famiglia, i quali però hanno sempre un effetto negativo sulla psiche individuale – e collettiva. Insomma, ieri sera sono andata a dormire con la soddisfazione di aver visto un film a parer mio non irresistibile, in cui però la promessa di suicidi fatta nel titolo (anche in lingua originale) viene mantenuta nella trama. Non colpisce troppo nell’animo, è vero, ma tant’è: ho appunto detto che non è irresistibile.

Per la mattina seguente, invece, il consiglio è… sì, anche, anche di bersi un bicchierino come la mia lontana cugina-zia… ma dopo di passare dalla libreria e comprare quel libro che si era visto e desiderato qualche giorno prima dicendo: “speriamo che domani sia il mio compleanno oppure Natale  e qualcuno me lo regali”. Di solito trecentosessantatre su 365 (si fa prima a scriverlo in numeri) giorni all’anno è vana speranza quella che il giorno dopo possa essere il proprio compleanno o il Natale, quindi il modo migliore di ottenere quel libro è cogliere la propria disperazione al volo e comprarselo da sé. In questo modo, tra l’altro, si sfrutta anche il fatto per intristirsi maggiormente: nessuno ti ha comprato quel libro, hai dovuto farlo da solo.

Che libro ho comprato? Naturalmente un libro che promette di avere qualche suicidio fra le sue pagine. A volte capita che non si suicida nessuno, però finisco col leggere ottimi libri, vivendo per giunta la suspance di un possibile suicidio che mai avverrà. Il che fa molto moderno.


Parola di Bini

Settembre 24, 2007

L’infelice ha pesato l’esistenza e la morte; – l’esistenza era più grave; ed egli in senso inverso ha i medesimi diritti che voi; egli muore per un calcolo. –  Ma voi direte: egli non deve cedere così per poco; deve combattere; deve tentare di vivere. – Se voi sapeste quanto lungamente ha combattuto, sareste men rigidi. – Egli ha combattuto a lungo, e con tutta l’energia dell’istinto, perché la vita non si getta via sbadigliando; e avanti di rodere la catena dell’istinto, ci vuol tempo e dolore più che non credete. –

Da Carlo Bini, 1833 ora in Gaetano Trombatore (a cura di), Memorialisti dell’Ottocento, Ricciardi, Milano-Napoli 1953.